Super Bowl e ROI

Gli italiani che conoscono il football sono davvero pochi, ma anche in Italia, una domenica all’anno, è percepita l’importanza dell’evento principale della stagione americana, non solo sportiva, ma anche televisiva.
Uno spot mandato in onda durante le circa 4 ore di finale più attesa dell’anno negli States, può diventare leggendario come avvenuto in passato nei casi di Coca-Cola o Apple, senza contare il fatto che esso, si stima, venga visto da più di un centinaio di milioni di spettatori ed è per questo motivo che 30 secondi di spot tra un tempo e l’altro costano milioni e milioni di dollari.


Utilizzati dalle più famose aziende e politici del mondo, gli intervalli del Super Bowl hanno passato spot di Coca Cola, McDonald’s, Pepsi, Volkswagen, M&M’s e, nei tempi più recenti, Amazon, Trump e Facebook, che a Novembre aveva già prenotato 60 secondi per il suo primo spot al Super Bowl 2020.
Secondo stime di Bloomberg il costo di uno spot negli ultimi anni è arrivato a 5,1 – 5,3 milioni di dollari, dai 300 mila dollari dei primi anni.


Gli artisti che si esibiscono durante la pausa della finale non vengono pagati per lo spettacolo ma sicuramente vedranno i benefici della loro apparizione indirettamente, infatti i Maroon 5, dopo il loro concerto al Super Bowl, videro crescere le vendite dei loro dischi del 434%. Justin Timberlake, ospite del 2018, ha registrato un +534% mentre Lady Gaga, esibitasi nel 2017, incassò un aumento del 960%.
Uno degli spot più famosi al Super Bowl è sicuramente quello della Apple andato in onda nel 1984 per il lancio del Macintosh. Lo spot fu trasmesso una sola volta, per un costo di 900.000 dollari, ma generò 54 milioni di dollari di pubblicità gratuita. Nei primi cento giorni di immissione sul mercato, Apple vendette infatti 72.000 computer, il 44% in più rispetto agli obiettivi prefissati.

Tuttavia, una ricerca di Communicus, ha rivelato come i miliardi di dollari che si versano ogni anno per il Super Bowl non avrebbero il ritorno sperato, infatti il loro ROI (Ritorno sull’investimento) sarebbe basso: solo il 10% dei soggetti che vedono lo spot lo ricordano e riescono a dire il nome del brand.
Ad oggi, con l’avvento dei Social Media, la situazione è fortemente mutata e, con il medesimo budget si potrebbero ottenere:

6,3 milioni di paid click su Amazon;
1,7 miliardi di impressions su Instagram o Facebook;
625 milioni di impressions su LinkedIn;
e addirittura 20 post su Instagram di Kendall Jenner. 

Quindi la domanda sorge spontanea: è davvero così utile spendere questi soldi in pubblicità televisiva? Soprattutto considerando che i telespettatori passano gran parte dell’intervallo di una partita a controllare le notifiche sui social media (Facebook, Instagram, Twitter), distogliendo l’occhio dal televisore e vanificando l’efficacia dello spot?
Forse è il caso di sottolineare l’efficacia dei social media nel riuscire a raggiungere il target corretto e di produrre risultati positivi, addirittura più del Super Bowl.

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